In questi giorni ero intento a sistemare lo spreadsheet riguardante i miei investimenti quando scorrendo le schede ed i numeri mi sono posto una domanda: il portafoglio che sto creando ha una diversificazione geografica adeguata per i miei obiettivi?
Utilizzando diversi ETF (a dire il vero anche troppi) mi sono accorto di aver perso la percezione di quali fossero i paesi in cui materialmente sto investendo andando probabilmente troppo ad inseguire il dividend yield a discapito di una visione più d’insieme.
Mi sono messo allora al computer per recuperare i dati relativi ad ogni etf azionario in portafoglio e pesando le percentuali al valore singolo dello strumento sono arrivato ai dati indicati nel grafico sottostante.
Quale è stato il risultato?
Il grafico mostra quello che viene fuori riguardo la diversificazione geografica del portafoglio. C’è una esposizione, a mio avviso eccessiva, sull’azionario europeo che si attesta al 41% (che aumenta addirittura al 50% comprendendo nel conteggio anche la Svizzera ed il Regno Unito).
Gli Stati Uniti incidono quindi per una quota appena sopra al 30%. Per la loro importanza e per l’effetto trainante che hanno nei confronti di tutta l’economia mondiale penso che questa percentuale sia troppo bassa da detenere in portafoglio…
Ho deciso quindi che il mio obiettivo di breve termine sarà quello di effettuare un ribilanciamento, tramite la nuova liquidità risparmiata, modificando l’attuale composizione fino ad invertire i valori USA – Europa (50% – 30%).
Come effettuerò il ribilanciamento?
Innanzitutto vorrei utilizzare etf che già uso in portafoglio in quanto probabilmente fin troppo vario.
Stabilito questo, l’approccio che seguirò sarà diviso in due fasi :
- darò prima un impulso più rapido andando ad incrementare il mio pac senza commissioni su Directa (per registrarti puoi usare il codice amico AM75593) in SPX (100% USA) fino a quando arriverò ad un 45% circa di quota su mercato statunitense;
- cambierò poi etf acquistando quote di GLDV. Ho deciso questo perché essendoci una maggiore presenza di titoli statunitensi (45% USA – 25% Europa) potrò arrivare alla percentuale obiettivo, incrementando comunque anche altre le aree geografiche che hanno rilevanza nell’economia mondiale come Cina e Giappone.
Voi cosa ne pensate? Le percentuali vi sembrano sensate oppure cambiereste qualcosa?
3 pensieri su “Diversificazione geografica: devo ribilanciare?”